Cinquecento giovani sulle tracce di Rama,
distrutta da un'alluvione.
È il 1974 ed è bello ripercorrere le atmosfere di quegli anni con i giovani esploratori del Gruppo 4 in Val di Susa, tra leggende e misteri
Antiche leggende e affascinanti ipotesi
Dieci o quindicimila anni fa, in Val di Susa, c'era una città ciclopica
che si estendeva da un capo all'altro della valle e che fu poi distrutta
da una catastrofica alluvione: la mitica Rama, città sacra, abitata da
genti di pelle scura forse provenienti dall'India (dove — casuale
coincidenza? — si venera da millenni un uomo-dio dallo stesso nome
Rama), che conoscevano i metalli ed erano molto progrediti nelle
scienze.
Molte leggende, ancora vive nella valle, sembrano testimoniare questi remoti avvenimenti.
Dal momento che un geniale mercante, digiuno di archeologia, un secolo
fa compì la più grande delle scoperte archeologiche quando, affidandosi
alle « favole » di Omero, trovò i resti di Troia, non c'è ragione di
escludere a priori l'affascinante ipotesi di Rama e di non tentare di
trovarne qualche traccia.
Come l'antica Delfo Un gruppo di giovani torinesi del club « Spazio 4 » ha fatto propria questa « ipotesi di ricerca ».
Ogni domenica, divisi in pattuglie, perlustrano la valle, si arrampicano
sui monti, s'inoltrano nelle caverne, interrogano i montanari e tornano
alla base con rapporti sensazionali, seppur redatti nello stile sobrio
delle comunicazioni scientifiche, che poi pubblicano sulla loro rivista «
Laforghiana ». Rovine di Rama, finora, non ne sono riapparse (operiamo
senza mezzi, non possiamo fare scavi»).
Però hanno scoperto tante cose strane da far supporre che questa valle
sia stata, e forse un po' lo sia ancora, un centro di culti iniziatici,
una « Delfo druidica » dove l'intervento di extraterrestri fin dai più
lontani tempi potrebbe avere avuto la sua parte: « La Val di Susa è una
miniera di misteri», dicono gli esploratori di « Spazio 4 ». Prima di
giudicare fantascientifiche queste tesi, ascoltiamo i protagonisti delle
appassionanti avventure. Innanzitutto, chi sono.
Quattrocentottanta iscritti: ragazzi e ragazze tra i quindici e i
trent'anni (studenti, operai, impiegati, giovani professionisti,
insegnanti) divisi in gruppi che si dedicano alla ricerca nelle scienze
emarginate dagli studiosi patentati come l'ufologia, la parapsicologia,
l'esoterismo, l'archeologia di civiltà leggendarie: « Vogliamo abbattere
i muri in cui la scienza ufficiale ha imprigionato la nostra sete di
sapere. Lo facciamo con serietà, mente aperta e senza pregiudizi ».
Aborrono tra loro le gerarchie, schivano la facile notorietà perché
temono di essere fraintesi: e si sono dati per simbolo il poeta Laforgue
che, nell'Ottocento, sognava « umanità sorelle nello spazio ». Loro,
sognano un nuovo umanesimo planetario, un'era meravigliosa in cui tutti i
popoli della Terra, e oltre, saranno affratellati nell'unica avventura
degna di esseri intelligenti: l'esplorazione dell'ignoto. Ma è ora di
chiedergli: Che cosa avete trovato in Val di Susa? Sono in tanti, nel
piccolo alloggio di via Avigliana che è la loro base, ma delegano a
rispondere Giancarlo Barbadoro, impiegato progettista alla Fiat, che di «
Spazio 4 », insieme alla moglie Daniela (pure impiegata alla Fiat) è il
centro propulsore: «Abbiamo trovato coppelle levigate con misteriosi
graffiti e incisioni un po' dappertutto, specialmente nei luoghi dove si
racconta che le masche, cioè le streghe, accendono i loro fuochi e
fanno le loro danze: come ad An Beglian nel comune di Villar Focchiardo,
che viene indicato come il centro di questi riti; o come al "Truc dei
ciò", sopra il comune di Borgone, dove il monte presenta un'area spoglia
di terra, con una piattaforma che la voce popolare chiama "Pera dei fò"
dove altre masche rispondono con i loro fuochi al fuoco di An Beglian.
Qui c'è anche un dolmen. Un altro dolmen, cinque menhir e diverse
incisioni di figure umane abbiamo trovato alla cava Mountarchet, vicino a
recinti di massi rizzati e allineati come quelli che i celti
denominarono cromlech. Ma la scoperta più interessante l'abbiamo fatta
sempre nella zona di Villar Focchiardo: una grande scultura che abbiamo
battezzato "Masso mascherone", vicino ad altre due piccole, molto simili
a quelle messicane di cultura olmeca-tolteca che raffigurano uomini dai
tratti felini, cioè i famosissimi uomini-gatto di cui parla Kolosimo in
"Astronavi della preistoria". E qui, forse, bisognerebbe aprire un
altro discorso sulle ricerche compiute dal nostro gruppo ufologico nella
valle ». Purtroppo il gruppo ufologico, di cui sono presenti accanto a
Barbadoro alcuni dei soci più attivi, è molto abbottonato: « C'è una
congiura del silenzio su queste cose », ci dice Roberto Tosi (impiegato
alle Ferrovie). « Noi facciamo accurate indagini ovunque in Piemonte
venga segnalato un importante avvistamento e sappiamo che i palloni
sonda sono quasi sempre un alibi per mettere tutto a tacere. In queste
condizioni, se uno di noi avesse per ipotesi incontrato un
extraterrestre, non lo direbbe mai ai giornali. C'è il rischio di
passare per matto». Base di dischi volanti Dobbiamo accontentarci di
notizie sulle voci che corrono nella valle. E' noto nel mondo
dell'ufologia che sulla Val di Susa passa una delle principali
traiettorie ortoteniche dei « dischi volanti »: e non si esclude che ciò
accada da secoli e forse da millenni, dal momento che già Anassagora e
poi Tito Livio, Seneca, Benvenuto Cellini hanno testimoniato di oggetti
misteriosi nel cielo. Nella valle, oltre che dei frequenti passaggi, si
parla anche di incontri con gli extraterrestri, specialmente intorno al
Musine che con le sue numerose caverne potrebbe essere una base degli
Ufo. E qui viene indicato un montanaro che inseguendo una pecora
smarrita si è trovato sulla soglia di una caverna illuminata occupata da
tre uomini in casco e tuta bianca spaziale: « E' un po' difficile che
questa gente sia influenzata dalla letteratura fantascientifica»,
commentano i ragazzi di « Spazio 4 ». Ma aggiungono: « Purtroppo i
protagonisti di queste avventure, anche quando riusciamo a
rintracciarli, negano sempre tutto. Il silenzio, in questa valle di
misteri, è una legge molto rispettata. Comunque, il nesso tra gli
extraterrestri e questi misteri, che pur ha un credibile fondamento in
altri luoghi del mondo, qui è ancora da dimostrare ». Lasciamo dunque i
dischi volanti e torniamo a Rama. Che cosa provano, rispetto
all'esistenza preistorica di Rama, i vostri ritrovamenti archeologici?,
chiediamo a Barbadoro. « Vicino a Villar Focchiardo abbiamo scoperto un
graffite che rappresenta un uomo e un sole: un contadino del luogo
provvede a mantenere pulito e a ripassarne il disegno. Da questa
osservazione ci è venuta l'idea di fare ricerche sui culti ancora
praticati nella valle. Ebbene, oggi possiamo affermare che la gente
della Valle di Susa (e probabilmente anche di valli vicine, come quella
di Lan zo) pratica ancora riti druidici in segreto. Mi riferisco a
interi paesi, non a pratiche sporadiche individuali: paesi il cui
parroco è convinto di avere parrocchiani di sicura e praticata fede
cristiana. In una di queste parrocchie alle falde del Musine, lo
stregone druidico è proprio il sacrestano. "Ci siamo fatti cristiani per
paura", spiegano i valligiani, tra i quali il ricordo delle
persecuzioni contro i catari e contro i valdesi è ancora vivo ». « E
dunque — proseguono quelli di "Spazio 4" — l'accertata sopravvivenza di
culti antichissimi in Val di Susa non potrebbe testimoniare
dell'esistenza nel passato di una cultura religiosa e iniziatica molto
importante? E non sarà quelle stessa di cui le leggende s'j. Ruma
conservano il ricordo? Noi speriamo di riuscire un giorno a provarlo
perché siamo convinti che le favole popolari sono molto meno...
fiabesche di quanto si crede». Avete assistito a questi riti? I ragazzi
di « Spazio 4 » si consultano perplessi. Poi Barbadoro deciso risponde:
«Sì».
Le foto che seguono sono tratte da un articolo interessante su Rama


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