Per qualcuno Mauro Biglino è un matto. Perché in quattro libri
(per la Uno Editori) ha fatto a pezzi le tre religioni monoteiste
ipotizzando che il Dio della Bibbia sia un “alieno”. Ora col nuovo libro edito da Mondadori va oltre. Titolo: La Bibbia non parla di Dio.
Ma Biglino matto non è. Lui è un biblista vero, uno che ha tradotto 17
libri dell’Antico Testamento per l’edizione San Paolo della Bibbia.
Prima di avere una rivelazione al contrario: «Ho capito, traducendo
alla lettera, che nell’Antico Testamento si racconta del patto tra un
guerriero degli Elohìm, Yahwèh, con la famiglia di Giacobbe. Niente di
più. Tutto il resto è una rielaborazione teologica».
Lei è il padre della teoria dei rettiliani?
«Assolutamente no! Anzi, tre anni fa dissero che io ero un
“rettiliano mutaforma”. Lo avevano evinto dal fatto che mi umettavo le
labbra con la lingua durante una conferenza. Il mondo è pieno di
buontemponi».
Però lei dice che Dio è un alieno…
«Io dico che colui di cui parla la Bibbia non è Dio. Nella Bibbia
non compare la parola “Dio”, né le parole “eternità” e “creare”. E il
racconto delle origini è la rielaborazione di testi sumero-accadici e
fenici. L’inghippo sta nella traduzione delle parole El (singolare),
Elohìm (plurale) e Yahwèh, che vengono usati come sinonimo di Dio. Ma
così non è».
E c’entrano gli alieni?
«Non ho nessuna prova, ma penso che gli Elohìm siano il corrispettivo
degli Anunnaki dei testi sumeri-accadici che erano esseri provenienti
da un altro mondo».
Ma doveva arrivare lei nel 2015 a rivelare tutto questo?
«Mi dicono che un sacco di gente tra le alte gerarchie vaticane conosce la verità».
Cardinali?
«Eh sì. Ma ci vuole coraggio a dirlo. Quando ho iniziato a raccontarlo ho perso il lavoro di traduttore».
Ma gli Elohìm sono ancora tra noi?
«Non mi stupirebbe».
Fin qui l’intervista che è sul numero di OGGI ancora in edicola fino a
martedì 16 giugno. Le teorie di questo studioso sono davvero choccanti.
Della Bibbia di discute da tempi immemori. La struttura stessa della
lingua ebraica non rende semplice l’esercizio. Lo stesso Biglino mi
ricordava che la traduzione della Bibbia come la leggiamo ora risale al
primo millennio dopo Cristo e venne codificata in questo modo dai
traduttori ebrei per giustificare le tre grandi religioni del Libro.
Personalmente credo che in quello che scrive il biblista ci siano
molti elementi di realismo. Sull’origine aliena lo seguo un po’ meno,
anche se mi piace immaginarlo, memore degli affascinanti libri di Peter
Kolosimo, che ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare (chi può
dirlo, in fondo? Come l’agente Mulder di X Files dico, I want to believe, voglio crederci)
Noi sappiamo che i primi libri della Torah vennero scritti durante la
cattività Babilonese, stiamo parlando del VII-VI secolo a.C. In modo
realista, ammesso che sia davvero esistito come personaggio, Abramo
arrivava da Ur e quindi non può non essere entrato in contatto con le
leggende sumere, idem per quelle fenice che erano preesistenti nel
Libano. «Nulla si crea, nulla distrugge» vale nella fisica ma anche e
soprattutto nella cultura, nelle leggende, nelle religioni. Non mi
scandalizza che la Bibbia non sia “parola di Dio” come viene
enfatizzata.
Credo che dovremmo calmare gli animi su questi argomenti. Nessuno ha
la verità in tasca, nessuna fede è migliore delle altre, tutte le fedi
sono basate su elaborazioni umane che di divino hanno ben poco, basta
vedere i danni e i morti che hanno fatto nei secoli. A questo proposito
vi consiglio gli illuminanti libri di Ernest Renan, «Vita di Gesù» e
«Gli apostoli» che ci restituiscono uno straordinario Gesù di Nazareth,
scevro da leggende e mistificazioni.
Quindi ben vengano Biglino e il suo interessantissimo libro a
ricordarcelo. Un po’ di umiltà per ricordarci che siamo polvere
nell’Universo, forse, non ci fa poi così male.
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