Di seguito vi riportiamo un nuovo articolo dedicato ai libri di Mauro Biglino
Da: The Living Spirits
In questo viaggio verso la verità, il
senso e l’autenticità, non puo’ esserci spazio per il dogma, ovvero
l’indiscutibile “a priori”, né per emozionali atti di “fede cieca”.
Intendo il “dogma” a largo spettro, non solo quello istituzionalizzato
dalla religione che conosciamo. Anche nei mondi alternativi ne possiamo
trovare traccia. Il perché, per me, è presto detto: senza un cambio di
coscienza (ovvero modificazione di frequenze e di informazioni interne)
non andiamo da nessuna parte, nè ci “salviamo”. Il dogma non crea
consapevolezza, ma solo rigidità pacificata da una apparente
tranquillità e sicurezza.
Le tesi di Biglino, documentate e anche
riscontrabili in altri ricercatori e culture, sono stimolanti e
shockanti al tempo stesso; ricordano e insegnano ancora una volta che la
vera rivoluzione non puo’ che essere interiore, riguardare proprio il
nostro pensiero, il nostro modo di pensare e correlare, di osare
l’inaccettabile o l’impossibile. Quindi di “vedere”,
Nel libro da cui è preso quanto segue,
si trovano tracce sulla creazione aliena dell’uomo; sulla verità sui
dieci comandamenti; le visioni degli UFO da parte dei profeti così come
loro stessi le hanno raccontate e sul brano in cui l’Antico Testamento
afferma in modo sconcertante che Dio muore come tutti gli uomini; ma
anche sulle figure degli angeli spogliate di tutto ciò che su di loro è
stato inventato nei secoli; non ultimo sulla probabile fonte di
ispirazione del Vangelo di Giovanni, il piu’ “mistico, esoterico,
elevato” .
Queste scoperte, nuove visioni,
“verità”, possono costare relazioni e amicizie, ovviamente. Ma trovo sia
urgentemente tempo di decidere, di uscire dalla prigionia del sonno
profondo, nonchè dalla ipnosi del perbenismo
socio-cultural-religioso-spiritual (nella nostra cultura occidentale
almeno). Una, ingannevole, gabbia dorata. Queste le conclusioni a cui
son giunta nei miei oltre 5 lustri di esperienze di vita e ricerche, in
mondi “spirituali” alternativi.
Buon viaggio, dunque.
Cristina Bassi
“Nel ricostruire la storia dell’uomo gli
studiosi hanno progressivamente retrodatato le origini della civiltà:
prima ritenute frutto della cultura greca, sono state poi rinvenute
nella grandezza dell’antico Egitto, almeno fino a quando non si è
riconosciuto che Babilonia e Assiria, ma soprattutto i Sumeri di cui
sono figlie, risalgono a periodi ancora antecedenti: intorno al 3000
a.C.
E proprio i Sumeri sono la fonte di quelle teorie (…) Che cosa ci raccontano allora i fondatori di tutta la civiltà umana?
Ci raccontano che esiste nel Sistema
solare un pianeta di cui noi ufficialmente non conosciamo ancora
l’esistenza; un pianeta chiamato NIBIRU che ha un’orbita retrograda
rispetto a quella di tutti gli altri pianeti e la cui durata è pari a
3.600 anni terrestri. Il nome NIBIRU significherebbe “Pianeta
dell’attraversamento” proprio perché questo corpo celeste attraversa in
senso contrario le ellissi percorse dai suoi “colleghi” (quelle di Marte
e Giove in particolare).
L’orbita retrograda ci fa pensare che
NIBIRU non può essere stato generato con il Sole, come gli altri
pianeti, per cui deve necessariamente essere stato “attratto e
catturato” dalle forze gravitazionali del nostro Sistema solare: questo è
proprio ciò che affermano i racconti dei Sumeri (secondo le
interpretazioni degli autori considerati “alternativi” rispetto alla
scienza ufficiale).
Un satellite di questo pianeta avrebbe
addirittura impattato con la Terra, producendo la grande depressione che
si trova sotto l’Oceano Pacifico: nel corso di questo scontro dalle
dimensioni cosmiche si sarebbero originate l’orbita attuale della Luna e
la fascia degli asteroidi.
(…) Questo pianeta, proseguono i
racconti dei Sumeri, sarebbe abitato da quelli che loro definiscono
ANUNNAKI (Sitchin traduce letteralmente questo termine con
un’espressione che indica “coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”,
corrispondente agli Anaqìm della Bibbia). Questi individui sarebbero
giunti sul nostro pianeta in cerca di oro perché questo metallo era
indispensabile per creare una sorta di effetto serra sul loro pianeta:
polverizzato e diffuso nell’atmosfera avrebbe rallentato il processo di
progressivo raffreddamento che NIBIRU stava subendo.
Come non pensare immediatamente ai miti
diffusi pressoché in ogni angolo della Terra (in Occidente ricordiamo
Esiodo, Platone, Ovidio…) che affermano come ci sia stata una non meglio
precisata “Età dell’Oro”, l’epoca degli dèi, il tempo in cui Essi erano
qui tra noi… Se questi racconti sono veritieri, sarebbe facile
identificare questo tempo primordiale come quello in cui gli “dèi”, cioè
questi esseri venuti dall’alto, erano sulla Terra a cercare l’oro!
In questo caso non sarebbero miti
elaborati per fantasticare di una inesistente ma desiderata epoca
felice, bensì il ricordo di eventi precisi, il ricordo cioè di quando
gli “dèi” erano veramente sulla Terra e l’oro era il motivo concreto
della loro presenza. Un’età dedicata interamente alla sua ricerca,
estrazione e lavorazione; un’età in cui gli uomini avevano con loro un
rapporto diretto.
Stando a queste “incredibili” teorie,
gli ANUNNAKI/ANAQITI scesero sul nostro pianeta in gruppi di 50 (fino a
raggiungere il numero complessivo di 600, per un totale finale dunque di
12 gruppi) e costruirono la loro prima base in ERIDU: un avamposto
situato all’estremo Sud della Mesopotamia e il cui nome significherebbe,
sempre secondo il già citato studioso, “casa del mondo lontano” o “casa
lontano da casa”.
Sorgeva su una collina eretta
artificialmente alla foce dell’Eufrate: che sia questo il ricordo di
quando il Dio della Genesi biblica divise le acque per ricavarne
l’asciutto e rendere possibile la vita sulla terra, resa in questo modo
disponibile? Il sottosuolo, come ben sappiamo, era ricco di petrolio ed
era quindi una fonte di energia preziosa per le strutture che dovevano
essere realizzate. Inoltre le ampie pianure favorivano la costruzione di
veri e propri campi di atterraggio…
Il comando dell’intera spedizione era in
capo a quello che noi potremmo considerare una sorta di imperatore,
ANU, il Sovrano assoluto che risiedeva su NIBIRU.
La direzione operativa venne affidata in
un primo tempo a uno dei suoi due figli, ENKI, cui si affiancò e poi
sostituì il fratello ENLIL. Questo passaggio di comando avvenne quando
ENKI assunse il controllo delle operazioni di scavo nelle miniere d’oro
situate nel Sud dell’Africa, nel territorio che corrisponderebbe
all’attuale Zimbabwe.
Raccontano i Sumeri che gli ANUNNAKI
addetti ai faticosissimi lavori di scavo, dopo alcune decine (di
migliaia!) di anni terrestri si ribellarono e chiesero di poter essere
dispensati. Dopo vari tentativi di comporre quella che aveva tutta
l’aria di essere ciò che noi definiremmo una vera e propria “vertenza
sindacale”, ENKI riuscì a ipotizzare ed elaborare una soluzione
alternativa che si rivelò veramente decisiva: non solo per loro, ma
anche per noi, possiamo dire ora!
Nel corso della permanenza in quel
territorio, il comandante ENKI aveva infatti avuto modo di osservare
alcuni piccoli ominidi (Homo erectus? Homo habilis?) e pensò che
avrebbero potuto essere opportunamente trasformati e utilizzati per
sostituire gli ANUNNAKI, stanchi e in perenne stato di protesta e
rivolta. Narra il mito sumerico che gli dèi, costretti a scavare e
ammucchiare terra, si lamentavano della loro vita e ritenevano ENKI
colpevole di quella loro gravosa situazione.
La madre di ENKI, allora, sollecita il
figlio a intervenire per aiutare gli ANUNNAKI che faticano troppo: lo
invita apertamente a creare un sostituto – un doppio – degli dèi
affinché possano liberarsi dal peso del lavoro… gli suggerisce di
plasmare dei servitori.
Il figlio le risponde che la creatura
che lei ha indicato in realtà esiste già e le chiede di fissare su di
essa l’immagine degli dèi. Grazie alle loro conoscenze scientifiche,
questi ANUNNAKI effettuarono così una serie di esperimenti manipolando
geneticamente gli ominidi con l’innesto di una porzione del proprio DNA.
Tale progetto fu realizzato in
collaborazione con NINHURSAG, la sposa di ENKI, conosciuta poi – non a
caso! – come “la Dea Madre” (o “Mami”) o anche come “Colei che dà la
vita”. Operando nel loro laboratorio, conosciuto come “Camera delle
creazioni”, dopo vari tentativi – di cui molti fallimentari… –
produssero la nuova creatura chiamata LULU, cioè “il mescolato, il
misto”, il prodotto di una commistione di patrimoni genetici.
Questa nuova creatura era anche chiamata
ADÁMÁ, da cui il biblico ADÁM, “quello della terra”, “il terrestre”…
Questi esseri (dèi? Anunnaki/Anaqiti?), scesi dal cielo sulla Terra,
avevano insomma generato l’Homo sapiens. Tutto questo sarebbe avvenuto
circa 300.000 anni fa a nord dello Zimbabwe e, a quanto si sa, è proprio
intorno a quell’epoca e in quella parte dell’Africa Orientale che i
paleoantropologi farebbero risalire la comparsa dell’Homo sapiens.
Gli ANUNNAKI produssero dunque una razza
di lavoratori resistenti, e intelligenti quel tanto che bastava perché
comprendessero le necessità e gli ordini dei loro creatori/padroni.
Torna in mente quell’espressione che dice che noi «siamo stati creati
per amare e servire Dio»: forse contiene molta più verità di quanto non
si pensi! Questi “dèi” avrebbero creato una vera e propria razza
destinata ai lavori servili.
Possiamo pensare che sia banalmente un
caso o una curiosa coincidenza il fatto che la Genesi (2,2) ci dica
letteralmente che dopo avere creato l’uomo: “Elohìm desistette da ogni
opera sua”?
Non era proprio quello lo scopo dichiarato degli Anunnaki?”
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